Che ne dite di partire da questa consapevolezza? Come attivisti siamo spesso deficitari: ci mancano alcune competenze, conoscenze e risorse per raggiungere obiettivi di cambiamento sistemici.

Corriamo quindi un grosso rischio: combattiamo contro gli attuali modelli di sviluppo sfruttatori (del pianeta e delle persone), ma siamo inefficaci nel lungo termine. Spesso portiamo avanti battaglie in modo frammentario, disperdiamo energie e rischiamo di fare noi stessi “bla bla bla” (come i decisori politici a cui si rivolge Greta Thunberg). Le nostre battaglie hanno un basso impatto in termini di cambiamento e quindi ci sentiamo delusi o demotivati.

Affinché l’attivismo possa generare un cambiamento duraturo e consistente è necessario che si armi di competenze diversificate, di tanto studio e di un’ottima organizzazione. Bisogna dotarsi di una struttura di capacità professionali solide: aprire gli orizzonti, capire il nostro ruolo all’interno della comunità e quali obiettivi si vuole raggiungere.

Pietro Mensi, esperto di community organizing, ci porta alla scoperta di una metodologia fondata su sette passaggi chiave che permettono di affinare le nostre competenze e di organizzarci al meglio in una comunità di attivisti. Quali sono questi sette passaggi? Vediamoli in breve.

1. Creare uno storytelling efficace: dobbiamo essere in grado di convincere le persone ad attivarsi e contribuire alla nostra causa.
2. Sfruttare lo snowball effect: ogni campagna di attivismo portata avanti da una comunità è fatta di tanti momenti e tante azioni, anche piccole. Se però messi insieme all’interno di una narrazione e di una strategia, questi piccoli fiocchi di neve, possono diventare una devastante valanga!
3. Saper mappare il potere: è necessario conoscere attori e leve di influenza dei diversi soggetti (pubblici e privati) coinvolti nelle decisioni. Questa analisi sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti.
4. Ladder of engagement alias non tutti vogliono fare tutto! Bisogna definire bene i ruoli della comunità sulla base dell’impegno che ciascuno vuole mettere nella causa e del livello di ingaggio.
5. Activism funnel: dobbiamo delineare un percorso progressivo di ingaggio per non perdere gli attivisti per strada! Il percorso degli attivisti richiede del tempo di maturazione delle capacità e della motivazione, la fretta è cattiva consigliera!
6.  Modello fiocco di neve alias nessuna centralizzazione delle relazioni: è necessario creare una rete costituita da nodi e gruppi interconnessi che si autoalimentano e, così facendo, alimentano la rete stessa.
7. Campaigning professionale: affinché l’attivismo generi cambiamento sistemico deve essere professionale. Comunicazione digitale, capacità di fare lobby, community organizing sono competenze chiave da avere o da sviluppare.

Per capire e strutturare questi passaggi dobbiamo studiare, darci tempo, perché fare l’attivista non si improvvisa! Oltre alla passione e alla dedizione sono necessarie le competenze.

Per scoprire come fare attivismo in modo efficace vi segnaliamo il corso “Professione attivista: digital campaigning e community organizing per le cause sociali”, ideato dall’impresa sociale Reattiva in collaborazione con Futurevox. Per maggiori info: https://www.reattiva.org/corsi-formazione/digital-campaigning-e-community-organizing-per-le-cause-sociali

Per le organizzazioni che iscrivono al corso 3 o più operatori/operatrici si applica lo sconto del 25% sul prezzo intero

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